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Il Dipartimento della Casa fa parte dell'amministrazione centrale tibetana di Sua Santità il Dalai Lama, in Dharamsala. Fondato nel 1960, si occupa della reintegrazione e dello stato socio-economico di tutti i profughi tibetani.
Dunque, il lavoro è diviso in due aree: reintegrazione e stato economico. Il programma di inserimento è stato creato per fornire a tutti i rifugiati tibetani in India e in Nepal, una casa e condizioni di vita discrete. Una volta reintegrati, il programma punta ad un efficiente sviluppo economico, in modo che i rifugiati possano guadagnarsi da vivere ed aiutare le loro comunità ad essere indipendenti.
Tutti i funzionari dei campi, i funzionari dello Stato che lavorano nelle zone dove non ci sono insediamenti, i managers dei centri artigianali, sono responsabili verso il Dipartimento della Casa, e attraverso di loro, l'amministrazione centrale tibetana si tiene aggiornata sui progressi di tutti i piani reintegrazione e di sviluppo economico.
La maggioranza dei profughi vive in India, Nepal e Bhutan, ma ci sono tibetani in trentuno paesi di tutto il mondo, inclusi Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Gran Bretagna, Svizzera e Francia, e con tutti si mantengono stretti legami, attraverso i vari uffici del Tibet oltreoceano.
Il Dipartimento della Casa lavora a stretto contatto con the Rehabilitation Division of the Government of India's Ministry of Home Affaires, ma anche con diverse organizzazioni di volontari e benefattori.

 

Il Comitato Centrale Tibetano di Soccorso ( CTRC ) di Sua Santità il Dalai Lama, fa parte del Dipartimento della Casa ed è un'istituzione di carità riconosciuta.
Fu registrata come istituzione di carità nel 1981 grazie al XXI decreto Registrazione Istituzioni Indiane ( Indian Societies Registration Act ) del 1860. Nel 1985 fu di nuovo registrata con il decreto di regolazione straniera ( Foreign Contribution Act ) e le è stato assegnato il numero 182450005/85.
L'obbiettivo principale del CTRC è quello di aiutare i poveri, bisognosi e derelitti appartenenti alla comunità tibetana in esilio.

Così il CTRC aiuta le comunità tibetane:  
Collabora ed organizza programmi di sviluppo per i più poveri..  
Coordina gli sforzi del Governo Indiano, delle associazioni di sussidio e dei singoli,
e mobilita le loro risorse.
 
Pianifica e porta a termine il reinserimento ed il reinsediamento dei profughi tibetani.  
Promuove l'industria dell'artigianato attraverso centri e cooperative di autoaiuto.  
Promuove progetti per l'agricoltura in modo da aumentare la produzione di cibo.  
Offre assistenza ed istruzione in scuole di artigianato e altri centri di insegnamento.  
Organizza, nell'emergenza, un lavoro per le vittime dei disastri naturali.  
Riceve e distribuisce donazioni quali cibo, medicinali, vestiario ed oggettistica varia.  
Gestisce corsi didattici di orientamento per facilitare il reinserimento dei rifugiati.  

Il Tibet era uno Stato indipendente, con il suo Governo, la sua economia, la lingua, la cultura e la religione, fino all'invasione cinese. Fin dall'inizio dell'aggressione cinese nei confronti del Tibet del 1949, unmilioneduecentomila tibetani ( circa un sesto della popolazione totale ) sono morti a causa di persecuzione politica, esecuzioni, torture e fame. Più di seimila Monasteri, conventi e altri antichi centri culturali e religiosi sono stati distrutti. Il Tibet è stato invaso dai cinesi e ci sono ora settemilionicinquecentomila cinesi contro i seimilioni di tibetani che vivono in Tibet. I tibetani sono ancora perseguitati, imprigionati e uccisi a causa del loro credo politico e religioso e perché tengono dimostrazioni non violente per dichiarare il diritto alla libertà nel loro paese.
Nel 1959, in seguito alla ribellione di Lhasa e alla successiva repressione dei cinesi, Sua Santità il Dalai Lama lasciò il Tibet per cercare asilo politico in India. Poco dopo, un massiccio esodo di circa 85.000 tibetani invase l'India, il Nepal ed il Bhutan. Essi fecero un terrificante viaggio attraverso i passi Himalaiani alti 5.000 metri e molti, specialmente donne e bambini, morirono lungo la strada.
La fuga dalla propria Patria spesso porta la popolazione a perdere la cultura originale e a trasformare il consueto stile di vita, ma la salda determinazione dei rifugiati tibetani ha preservato la loro religione e la loro cultura anche in esilio. E' importante ora come lo era nel 1959 mantenere intatte queste espressioni di vita tibetana nei campi e nelle comunità dei rifugiati.

Il Dipartimento della Casa iniziò il programma di reinserimento nel 1960 con l'intento di portare tutti i rifugiati tibetani in comunità abbastanza grandi da preservare la lingua, le tradizioni, la cultura e da consentire loro di diventare autosufficienti.
Il numero complessivo di rifugiati tibetani si aggira attorno ai 109.500 ( dati che si riferiscono al luglio 1992… Oggi sono molti di più ). Di questi, 106.500 vivono in India, Nepal e Bhutan.
Ci sono in totale 53 campi. Questi ospitano il 63% della popolazionedi rifugiati tibetani.
Riguardo alla loro principale fonte di sostentamento, i campi possono essere divisi in: agricoli, agro-industriali, e artigianali. La popolazione rimanente vive in comunità sparse al di fuori dei campi.
Seguendo l'esodo dei rifugiati dal Tibet, la necessità di organizzare il reinserimento divenne una questione urgente. Nei primi anni '60 almeno millecinquecento profughi arrivavano dal Tibet ogni settimana. Essi erano esausti dopo il loro terribile viaggio e soffrivano di stress psicologico come conseguenza dell'essere senza tetto e della separazione dalle loro famiglie. A causa del clima caldo e delle scarse condizioni igieniche dei campi di transito, i rifugiati contraevano malattie sconosciute sulle alte vette del Tibet e molti di loro morirono. A mano a mano, i rifugiati vennero mandati in campi nel nord-ovest dell'India, dove potevano guadagnarsi da vivere lavorando nella costruzione di strade.
L'approvvigionamento di cibo, rifugi, aiuto medico, istruzione e di mezzi per guadagnarsi da vivere, fu l'immediato proposito. Tuttavia non vennero trascurate le tradizioni, l'insegnamento della religione e della lingua tibetana, che in patria erano state praticamente annullate dal totalitarismo cinese.
In questo momento critico, Sua Santità il Dalai Lama chiese personalmente al Governo dell'India di concedere delle terre ai tibetani perché potessero insidiarvisi e coltivarle, specialmente nel sud del paese. Gran parte dei rifugiati erano stati, in Tibet, allevatori o pastori nomadi, ma questa calda terra, piena di foreste, era molto differente dalle condizioni a cui erano abituati. Venne fornito più o meno, un acro di terra per ogni adulto e i tibetani impararono la coltivazione nelle terre indiane ed anche l'uso di macchine per l'agricoltura, fertilizzanti chimici e grande varietà di semi.
C'erano molti più rifugiati che terre disponibili per l'agricoltura, così la quantità di terreno era troppo limitata per poter raggiungere l'autosufficienza; vennero creati campi agro-industriali. Questi insediamenti, che si svilupparono principalmente nell'Uttar Pradesh e nel Himachal Pradesh, si basavano in parte sull'agricoltura ed in parte su attività industriali.
Nel 1965 la Società Tibetana di Ripristino Industriale (Tibetan Industrial Rehabilitation Society ) fu fondata da svariate associazioni di volontariato interessate allo sviluppo dell'industria nei campi. Questa era una istituzione di carità registrata e si fondava interamente su donazioni straniere. Iniziò progetti per l'estrazione del calcio e la produzione di fibra di vetro, e più di 4.000 rifugiati vennero integrati in diversi campi agro-industriali. Sfortunatamente alcune di queste industrie fallirono, in gran parte a causa della mancanza di conoscenze tecniche, di una cattiva amministrazione e di fondi limitati. Tuttavia, la situazione è cambiata ed i rifugiati hanno, ora, più familiarità con gli ambienti industriali e con il menagement.
La centenaria tradizione di tessere i tappeti si rivelò essere l'impresa industriale di maggior successo e molti dei cosiddetti campi agro-industriali si concentrano ancora sulla produzione di tappeti ed altri oggetti d'artigianato.

     
   
       
  Il programma di reinsediamento fino ad oggi ha raccolto grandi successi. Questi successi sono stati raggiunti grazie alla determinazione dei rifugiati tibetani ed alla generosità dei benefattori che ci hanno aiutato negli ultimi trent'anni.
Dei 53 campi profughi sparsi tra l'India, il Nepal ed il Bhutan, 26 sono ad economia agricola, 16 agro-industriale e 11 si basano sull'artigianato, in special modo la lavorazione dei tappeti.
I campi variano in relazione alla zona in cui si trovano. Alcuni campi più isolati, nel Ladakh o nel Nepal settentrionale, sono abbastanza simili al Tibet per quanto riguarda il clima e lo stile di vita. Tuttavia, meno del 5% dei rifugiati tibetani vive in questa zona.
 

Cooperative e associazioni vennero stabilite fin dai primi tempi quali parti integranti dei campi. Sebbene essi siano sotto la protezione del Dipartimento della Casa, quasi tutte le cooperative e le società sono legalmente riconosciute come entità indipendenti. Nei campi agricoli esse si procurano, ma anche incrementano, l'utilizzo di semi, fertilizzanti e pesticidi; il mercato agricolo produce a livello collettivo e provvede all'attrezzatura comune, quali trattori, camion e magazzini. Anche nei campi a base artigianale sono state fondate cooperative e società per poter gestire centri dell'artigianato e di tessitura dei tappeti. Altre loro responsabilità sono quelle di organizzare i trasporti, gestire i negozi all'interno del campo e, specialmente nei campi più decentrati, procurarsi le provviste necessarie agli abitanti.
In India ed in Nepal sono stati costruiti 171 tra monasteri, conventi e templi, fin dai primi tempi dell'esilio. Oltre ad essere istituti religiosi, questi sono importanti come centri culturali ed educativi e sono un forte simbolo dell'identità tibetana. All'incirca il 10% della popolazione dei rifugiati, sono monaci o suore.
Tutti questi campi e la maggior parte delle comunità sparse, possiedono istituti scolastici, a partire dall'asilo fino ad arrivare alle superiori in alcuni campi, ed alle medie in tutti gli altri. Ci sono diversi collegi tibetani in svariate zone dell'India. Quasi 25.000 bambini frequentano le ottantaquattro scuole tibetane in India, Nepal e Bhutan. Approssimativamente il 92% di tutti i bambini tibetani in esilio tra i sei ed i diciassette anni, vanno a scuola, e l'84% di questi, frequenta le scuole tibetane.
Nel tempo, le abitazioni nei campi sono migliorate, in accordo con i fondi disponibili e gli aiuti da parte delle associazioni di volontariato. Nei progetti più recenti, ogni due case, sono stati allestiti i servizi igienici e dove possibile, ogni abitazione è stata rifornita con acqua potabile. In alcuni casi si è provveduto a rinforzare la struttura delle case in modo che potessero sopportare il peso di un eventuale secondo piano.

Uno dei più grandi problemi nei campi è la rapida crescita della popolazione, dovuta al numero delle nascite nella comunità, ma anche alla continua venuta di nuovi profughi, che è aumentata dal 1980, data nella quale le restrizioni di frontiera col Tibet divennero meno rigide.
Dal 1980 più di 10.000 tibetani hanno chiesto asilo in India e la maggioranza di questi sono bambini e giovani sotto i 25 anni di età. Questo ha messo a dura prova una economia già fragile e le infrastrutture dei campi: le abitazioni, i dispensari, gli ospedali, le scuole e altri servizi non sono più sufficientemente equipaggiati per fronteggiare un tale numero di persone. In aggiunta al problema, la terra concessa agli abitanti dei campi, che non è cresciuta di pari passo con la crescita della popolazione, è diventata meno fertile.
Inoltre la mancanza di possibilità di impiego, specialmente per i giovani che hanno avuto l'opportunità di studiare, spinge un numero sempre crescente di persone a lasciare i campi per cercare lavoro altrove, e questo mette in discussione ed in pericolo la ragione stessa per cui si era deciso di creare i campi, in origine.

Nuovi rifugiati
Dopo i cambiamenti riguardo alle restrizioni di frontiera, il numero di rifugiati in fuga dal Tibet è sempre aumentato e continua ad aumentare drammaticamente: nel 1990, più di duemila rifugiati arrivarono in India ed in Nepal, e l'anno successivo il numero crebbe notevolmente.
I tibetani continuano a fuggire dal loro paese per diverse ragioni:
· Essi hanno preso parte a dimostrazioni pacifiche o hanno criticato l'oppressione cinese affrontando persecuzioni politiche. Queste persone hanno spesso subito torture o lunghe prigionie.
· Essi desiderano poter praticare la loro religione in libertà senza essere perseguitati.
· Essi credono fermamente di poter fare di più per la liberazione del Tibet vivendo in un paese libero.
· I bambini sono sia mandati che portati al di fuori del Tibet dai loro genitori per potere ricevere una educazione, poiché ci sono poche strutture scolastiche per i tibetani in Tibet.
· I giovani tra i 14 ed i 25 anni vanno alla ricerca di un lavoro o di una istruzione.
La più frequente via di fuga per i rifugiati, è attraverso i passi d'alta montagna, portando pochi oggetti personali con loro. Molti rifugiati sono stati sottoposti a torture e imprigionamenti, e questo estenuante viaggio, insieme agli effetti dovuti ad una dieta povera e a cambiamenti di clima ed alimentazione, spesso causa problemi di salute al momento dell'arrivo nella terra d'esilio. Il Dipartimento della Casa ha ideato delle sistemazioni per cercare di gestire questo continuo esodo, ma a causa dei fondi limitati, queste collocazioni sono considerate solo un rifugio temporaneo.
Oltre ai problemi di salute, i nuovi arrivati raramente possiedono istruzione e capacità necessarie per mantenersi e i già sovraffollati campi non riescono ad ospitarli.

Rifugiati non collocati
Più di 11.000 tibetani arrivati in India e Nepal tra il 1959 ed il 1979 non hanno mai ricevuto una casa o i mezzi per potersi guadagnare da vivere.
I rifugiati non insidiati vivono in campi sparsi, per esempio in Manali e in Kullu, o nelle comunità di questi campi sono stati dotati di un dispensario, di una scuola e di un piccolo tempio, ed un che si sono sviluppate attorno alle grandi città, come Majnu Ka Tila, fuori Delhi. La maggior parte funzionario dello Stato Tibetano in esilio è incaricato di badare al loro funzionamento.
Tuttavia l'unica fonte di impiego, in questi campi, è il lavoro manuale, il commercio ambulante stagionale o la gestione di piccoli negozi.

Gli anziani
I vecchi tibetani oggi in esilio, sono stati i pionieri, i primi rifugiati che da principio organizzarono i campi e le strutture dell'amministrazione centrale tibetana. Sono loro a ricordare com'era il Tibet prima dell'invasione e portano con se la cultura , la lingua e lo spirito di indipendenza del popolo tibetano. Fin dall'inizio, Sua Santità il Dalai Lama, volle che venisse dato, ai vecchi ed agli infermi, un posto in cui vivere dignitosamente e dove potessero essere curati, dando loro la possibilità di dedicare il resto della vita al riposo ed alla preghiera.
Ci sono più di 11.000 rifugiati con più di sessant'anni. Fino a quando questi anziani possono vivere a casa con le loro famiglie, sono incoraggiati a farlo. Il CTRC gestisce un progetto per trovare sponsor per i vecchi bisognosi, in modo che possano avere una piccola somma che dia loro la possibilità di restare in famiglia. Tuttavia ci sono più di mille anziani che non possono guadagnarsi il proprio sostentamento e non hanno sponsor.
Il Dipartimento della Casa, inoltre, amministra sei case di riposo per 460 anziani e infermi e progetta di costruirne altre.

Abitazioni
La popolazione in continua crescita all'interno dei campi, ha portato a seri problemi di sovraffollamento. Le case ( che alcune volte sono costituite da una sola stanza ) originariamente progettate per ospitare cinque persone, ora, sovente, ne ospitano fino a dieci. Molte delle abitazioni non sono più state ristrutturate dal momento della loro costruzione, negli anni '60. La principale richiesta rivolta dai campi, è di migliorare le condizioni abitative.
Il CTRC deve provvedere ad un accrescimento delle condizioni di vita e delle abitazioni all'interno dei campi.

   
 

Agricoltura
Poiché la maggioranza dei primi rifugiati era costituita da agricoltori e pastori, l'agricoltura sembrò l'occupazione più confacente da esercitare in esilio.
Oggi l'agricoltura costituisce ancora la fonte primaria di occupazione per poco meno di metà della popolazione lavoratrice nei campi profughi. Nelle comunità sparse, dove c'è poca terra a disposizione per la coltivazione, purtroppo, solo una piccola percentuale della forza lavoro è impiegata in agricoltura.
I primi abitanti dei campi ricevevano un acro di terra a testa, ma a causa dell'aumento della popolazione, l'appezzamento medio del terreno per persona, oggi, si aggira attorno al mezzo acro: riso, patate, granoturco e frumento sono coltivazioni importanti, ma vengono anche coltivate soia, senape e orzo. La maggioranza dei campi agricoli è situata nell'India meridionale e centrale, sebbene alcune colture come quella delle mele, siano tipiche dell'India settentrionale.
L'allevamento di animali è un possibile settore di crescita all'interno dei campi dove vengono già ospitati bufali, mucche, pecore, maiali, capre, cavalli e polli. Le maggiori difficoltà per ciò che riguarda l'allevamento, risiedono nella scarsità di pascoli ( meno dell'1% del totale della terra a disposizione è idoneo al pascolo ), nella carenza di specie allevabili e nella mancanza di esperienza nel settore veterinario.

Artigianato
Il Dipartimento della Casa è responsabile in particolare dei centri artigianali all'interno dei campi, ma anche della lavorazione della lana, della tintura e dell'ufficio per l'esportazione dei prodotti artigianali.
Il principale obbiettivo dei centri artigianali è quello di creare posti di lavoro nei campi. Questo è particolarmente importante nel nord dell'India, dove la terra per uso agricolo è scarsa. Inoltre l'industria artigianale ricopre un ruolo importante nel mantenere vive le tradizionali arti tibetane e l'attenzione del resto del mondo sul Tibet e sulla sua gente.
La principale attività artigianale è la tessitura dei tappeti e nei campi in cui viene praticata è un'importante fonte di guadagno, particolarmente per le donne, i nuovi arrivati e per i giovani che non riescono a proseguire gli studi. Nei campi il 10% della forza lavoro è impegnata in questo mestiere.
L'attività della tessitura dei tappeti ha avuto particolare successo in Nepal, dove procura moltissimi posti di lavoro ed è il principale motore di scambi con l'estero, addirittura più del turismo.
I tibetani vengono anche preparati alla tessitura di stoffe e relativa produzione di vestiti, alla produzione di incenso, all'intaglio del legno, alla pittura e a manufatti in metallo.
Il Dipartimento della Casa ha fondato una rete di cooperative e società artigianali in quasi ogni campo, ed ogni centro artigianale possiede una zona per la vendita e l'esposizione dei prodotti.
Analisi di un caso
Un centro artigianale: la Società Artigianale di Autoaiuto per i Rifugiati di Simla
Nel 1965 venne fondata la Società Artigianale di Autoaiuto per i Rifugiati Tibetani nella zona di Summer Hills, vicino a Simla. All'inizio solo otto persone vennero assunte, ma il numero aumentò gradualmente. Essi divennero abili nella tessitura dei tappeti e dei loro tipici grembiuli, nell'incisione del legno, nei lavori di sartoria e di maglia.
Nel 1972 la società si spostò nella zona ancora oggi da essi occupate vicino a Kasumpti, a circa sette chilometri da Simla.
Nel 1975 vennero costruiti un nuovo centro per la produzione di tappeti e abitazioni per i lavoratori. In questo periodo lavoravano per la società 105 persone.
Kasumpti stava diventando un centro molto fiorente e nel 1082 i tibetani non ancora sistemati che si trovavano nei dintorni di Simla, furono ospitati in un campo costruito nella stessa zona. Nel 1985 il successo del centro artigianale portò alla costruzione di un altro edificio più grande che potesse alloggiare cento lavoratori. Il centro adesso impiega 250 tibetani ed è anche munito di un moderno ed attrezzato laboratorio per l'intaglio del legno. Oggi il campo di Kasumpti e tutti i campi vicini, sono ben forniti a livello di servizi: ci sono due monasteri, un dispensario ed un centro di medicina tibetana. Nel 1985 vennero edificati un asilo ed una scuola per i tibetani di tutta la cintura attorno a Simla.
Vendita di maglioni
Molti tibetani ( circa un terzo della popolazione attiva nei campi ) vendono maglioni. Questo tipo di commercio iniziò nei primi anni '60, quando le donne tibetane cominciarono a vendere maglioni di lana fatti in casa, nei bazaars locali. Si rivelò essere un'ottima fonte di guadagno e poiché non riuscivano a soddisfare la richiesta, i tibetani iniziarono a comperare maglioni nelle industrie indiane del Punjab, per poi rivenderli sui mercati.
I tibetani "commercianti" viaggiano tre o quattro mesi ogni inverno per vendere la loro merce nelle varie città dell'India, ma per alcuni di essi, questa è diventata un'attività permanente.
Le entrate non sono sicure, dipendono dalla fortuna e dall'abilità del venditore, ma un buon commerciante di maglioni, può guadagnare due o tre volte di più di un tessitore di tappeti.
Il resto della popolazione attiva è impiegato nel settore dei servizi ( ristoranti o alberghi ), nel commercio con negozi privati di tappeti o di artigianato in genere, ed in altre attività quali impieghi Governativi ( negli uffici di Dharamsala, dove ha sede il Governo Tibetano in esilio ).

 

L'amministrazione centrale tibetana vorrebbe vedere una base economica più sicura ed autosufficiente per la comunità di rifugiati, che diventerebbe quindi in grado di diminuire la propria dipendenza da fondi e prestiti esterni.

Poiché l'economia dei rifugiati si basa principalmente sull'agricoltura, l'artigianato e la vendita dei maglioni, questo la rende particolarmente vulnerabile alle fluttuazioni del mercato. E' necessaria quindi una diversificazione per rendere l'economia più stabile, ma è necessario, anche, che i giovani sviluppino le loro capacità nell'ambito del commercio e della tecnologia. Il CTRC sta organizzando, inoltre, progetti agro-industriali che consistono nella costruzione di mulini ed essicatoi.

La disoccupazione e la conseguente migrazione dai campi è un problema in crescita. I giovani scolarizzati hanno particolari difficoltà nel trovare un lavoro all'interno dei campi. Quindi, mentre i giovani vengono obbligati a cercare lavoro da qualche altra parte, i campi vanno incontro al rischio di disintegrarsi con l'avvento della futura generazione. Viene spesso detto che la reintegrazione della seconda generazione è più difficile rispetto a quella della prima, e nel caso dei tibetani questa affermazione si è rivelata più che vera.

Agricoltura
Con il crescere della popolazione i campi devono mantenere sempre più gente. E' quindi di vitale importanza lo sviluppo di tutto il potenziale della terra agricola a disposizione. L'irrigazione, la meccanizzazione attraverso trattori, la coltivazione di frutteti e l'allevamento sono tutti mezzi per migliorare i sistemi agricoli.

L'acqua costituisce un problema per la maggioranza dei campi: solo il 7,5% della terra coltivabile è irrigato e molti campi agricoli non possiedono né pozzi né bacini e devono basare il loro approvvigionamento d'acqua sulle piogge o sulle venute d'acqua stagionali. Questo provoca preoccupanti problemi: nel 1987, per esempio, una grave siccità distrusse tutte le coltivazioni di tre dei più grandi campi agricoli nel sud dell'India. Come risultato, i 15.000 rifugiati ospitati in questi campi, non ebbero alcun guadagno proveniente dall'agricoltura, per un intero anno.
Sono stati pianificati sei progetti per sistemi di irrigazione da attuare nel periodo compreso tra il 1992 ed il 1997, per cercare di risolvere, almeno in parte, il problema.

In alcune aree, dove il terreno è troppo collinoso per potere usare i trattori, vengono usati, per l'aratura, i buoi. Tuttavia, dove è possibile, il CTRC vorrebbe introdurre più trattori per aiutare la produzione ed abbassare i costi.

Parecchi campi stanno già portando avanti, con successo, progetti di gestione di caseifici. Il CTRC vorrebbe introdurre più mucche da latte in questi ed in altri campi, specialmente nelle zone più remote dove non ci sono altre possibilità di impiego.

Artigianato
I centri artigianali hanno sempre concentrato la loro attività sulla tessitura dei tappeti, ma i gestori dei centri e lo stesso CTRC stanno cercando di diversificare ed incoraggiare la produzione, soprattutto, verso settori quali la sartoria, il lavoro a maglia, il ricamo e la lavorazione del legno.
Quando i vecchi centri di artigianato necessitano di ristrutturazioni, il CTRC interviene ampliandoli ed apportando miglioramenti, per quanto gli è possibile.

Vendita di maglioni
Nonostante questa sia una buona fonte di introiti, costringe gente che potrebbe lavorare ed essere utile nel campo, ad allontanarsene e a vivere in condizioni di scarsa igiene nei campi sovraffollati delle zone urbane delle grandi città dell'India. Per potere aumentare i loro proventi vendendo maglioni, queste persone sono costrette ad abbandonare la famiglia e la terra da coltivare; attratti dalla possibilità di guadagno, i giovani abbandonano la scuola per andare in giro per mercati, e questo li espone a cattive influenze.

Durante i mesi invernali, i campi si svuotano e si registra una netta diminuzione della produttività dei centri artigianali, che vengono abbandonati, causando gravi perdite ai guadagni dei campi stessi.

Per fronteggiare il problema il CTRC sta cercando di creare imprese comunitarie in grado di consentire più vantaggi, facendo in modo di competere con il richiamo costituito dal commercio al di fuori dei campi.

Disoccupazione
Nei campi, il tasso di disoccupazione ( definito come il non avere un impiego per più di sei mesi all'anno ), è circa il 18,5%, e tra i giovani è particolarmente sentita. Nelle comunità sparse i valori sono decisamente più contenuti, e questo perché molte persone decidono di vivere fuori dai campi, motivati da migliori prospettive di lavoro.

La mancanza di occupazione all'interno dei campi costringe un gran numero di persone ad emigrare regolarmente per trovare lavoro, sia vendendo maglioni, che lavorando in alberghi o negozi, o prestando servizio come operai. Migliori prospettive di impiego all'interno dei campi potrebbero aiutare ad evitare questa deleteria migrazione.
Il problema della disoccupazione è ulteriormente aggravato dal crescente numero di esuli che continuano ad arrivare in India, alla ricerca di libertà.. Mentre ogni nuovo rifugiato al di sotto dei 25 anni viene inserito nella scuola tibetana, la reintegrazione per coloro che superano quell'età è resa più difficile dalla mancanza di opportunità di lavoro.

   
 

 

Fin dall'inizio dell'esilio, nel 1959, la conservazione dello stile di vita tibetano è stato l'obbiettivo principale della comunità di rifugiati, ed anche dopo trent'anni di esilio esiste continuamente le speranza di ritornare in Tibet, in futuro. La conservazione della cultura tibetana, della religione e della identità nazionale attraverso la reintegrazione dei rifugiati, riveste ancora un'enorme importanza, ma mentre migliaia di tibetani continuano a scappare dal loro paese, in Tibet sta crescendo una generazione privata della possibilità di imparare liberamente la propria cultura, religione e lingua, ed un crescente numero di cinesi si sta stabilendo in Tibet, questo obbiettivo sta diventando sempre più arduo.

E' anche molto importante per la comunità dei rifugiati, perfezionare la propria organizzazione economica. Nonostante l'iniziale mancanza di esperienza nelle moderne aree economiche e tecniche, hanno cercato di sviluppare al meglio l'organizzazione dei campi, cercando di coinvolgerli in affari ed imprese finanziarie. L'obbiettivo a lungo termine non è solo quello di uno sviluppo mirato al miglioramento delle condizioni di vita dei tibetani in esilio, ma anche quello di creare esperienza all'interno della comunità, in modo che possa essere portata, un domani, nel Tibet libero, per potere creare un'economia stabile ed autonoma.

Se il Tibet tornerà ad essere libero, i tibetani potranno ritornare in patria con un bagaglio di conoscenza non solo dell'antica cultura, lingua, religione e tradizioni, ma anche di tipo tecnico e manageriale in diversi settori economici. Potranno quindi portare avanti l'esperienza iniziata in esilio unendosi a coloro che sono rimasti in Tibet, riuscendo così a ristabilire lo stile di vita tibetano, dopo i lunghi anni dell'oppressione cinese.

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